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mercoledì 28 maggio 2014

Lo stile delle elette

Sull'onda del travolgente successo del Pd alle elezioni Europee, i siti di Corriere e Repubblica , più precisamente sulle pagine web di Io Donna e D, dedicano delle fotogallery allo "stile delle neoparlamentari". I titoli dei pezzi? Esilaranti: si parte da "Bonafè & Co, le nuove eurodeputate sono tutte in maniche di camicia" e si arriva a "Copia lo stile delle neoparlamentari europee".
Premesso che né la Mussolini né tantomeno la Bresso (per essere bipartisan) mi sembrano campionesse fashion, l'operazione altro non è un tentativo -  malriuscito - di mascherare pubblicità per case di moda o celebri brand di abbigliamento. Della serie: " ti piace il pullover della Moretti? Lo trovi da H&M a 9,99 Euro", senza contare poi che alcuni accostamenti (vedi foto in basso) risultano veramente poco convincenti (Mercedes Bresso ne sa di stile quanto Giuliano Ferrara di dieta Dukan).
Resterà deluso chi pensava si parlasse di stile politico delle neo elette. Ma quello, in fondo, a che serve?


mercoledì 29 gennaio 2014

Ah, la logomachia


 Fiat Chrysler Automobiles presenta il suo nuovo logo, che sembra pensato dalla stessa mente (eufemismo) che ha partorito quello del Nuovo Centro Destra, ma con lo zampino di Lapo. 
Data la sua ambiguità, non sembrerebbe essere troppo sintonizzato sul mercato italiano, circostanza a volte pericolosa, come dimostra il logo sfornato inizialmente per il mercato spagnolo dai creativi (di nuovo: eufemismo) della Calgon.
Un'opera che a mio avviso resta insuperabile.


giovedì 23 gennaio 2014

Lo strano caso del dottor Matteo e di Mr Cavezzali

Caro Matteo,
leggo il tuo articolo sul fattoquotidiano.it  dedicatoagli italiani all’estero e, nel farlo, mi viene spontaneo domandarmi: ma è la stessa persona che ha scritto il post sui giornalistiitaliani che mollano i giornali?
Me lo chiedo perché quell’articolo mi aveva colpito. 

Mi ci ero riconosciuto, avendo condiviso molti dei sentimenti delle persone di cui racconti le scelte, le aspirazioni, le decisioni. Denotava una certa sensibilità, oltre ad un’abilità nel fotografare l’immagine di un Paese che non sa valorizzare i suoi giovani migliori.
Prima di leggere il tuo pezzo sugli italiani all’estero, avevo seguito i commenti (la maggior parte poco lusinghieri, a onor del vero) che arrivavano al tuo post attraverso i social media. E, con mia stessa sorpresa, mi sono trovato a condividerli (se non tutti, alcuni).

Sembra davvero, come molti lettori accusano, la “quintessenza del pregiudizio che corre sulla Rete”, uno dei più difficili sia da smorzare che da confutare. Il fatto poi, che tu stesso ammetti di “aver chiesto in giro”, non ha di certo aiutato a far percepire il tuo articolo come frutto di un’indagine approfondita ma – al contrario – fa pensare ad un commento superficiale e (spero) volutamente provocatorio.

Perché una provocazione può anche far bene, mentre è brutto etichettare come un disadattato che esce solo con altri italiani e non paga il biglietto del tram chi all’estero è stato “costretto” ad andare – da un Paese che delle sua abilità non sa che farsene, da una classe dirigente non intenzionata a far spazio ai giovani, da un sistema che non solo tollera ma incentiva la precarietà –  Conosco tante persone che da anni vivono e lavorano all’estero e posso assicurarti che non sono così. Stanno dalla parte dei “buoni” insomma, proprio come i tuoi amici ai quali ti riferisci alla fine dell’articolo.

E pazienza se quando sono Italia si lamentano. Avrà pure il diritto, quando tornano a casa, di dire che fuori si vive meglio. Lo fanno con lo stesso spirito di chi desidera tanto una cosa ma non riesce ad ottenerla, e perciò dice che non gli piace.

E, infine, scusali se durante le feste si abbuffano di lasagne e tortellini: prendono il meglio che questo Paese ha ancora da offrire. 

venerdì 6 dicembre 2013

Mandela e dintorni



Mandela ci ha lasciato, ieri. E tutto il mondo, più o meno all'unanimità, ha accolto la notizia con profonda tristezza e commozione.

Ma accanto a questi due sentimenti, se ne aggiunge un altro: lo stupore. Perché si rimane stupiti (a dir poco) nel vedere per che cosa viene ricordato Nelson (a giudicare dai siti di informazione e da alcune delle migliori menti - italiane e non).

Il Giornale.it riferisce di un figlio che nessuno sapeva che Mandela avesse. Almeno poi arrivano le scuse

Poi c'è lei, (in compagnia). Che dire...Riposa in pace Morgan Freeman



E chiudiamo con Paris. L'ereditiera più famosa del mondo che ha ereditato tutto, ma proprio tutto, tranne un cervello














giovedì 5 dicembre 2013

Uguaglianza al quadrato

Entusiasmo alle stelle tra gli alfaniani per il nuovo simbolo del NCD. Il vice premier dice di aver scelto il quadrato in quanto richiamo "di merito e uguaglianza". Ma qualcuno fa notare che richiama anche qualcos'altro...

mercoledì 27 novembre 2013

Rapina a mano a mano

























Tempi duri, anche per i rapinatori. Non tutti possono permettersi una pistola, un coltello, un'arma qualsiasi.
E allora? Ci si reinventa.
Me la immagino la banda: uno che tiene il benzinaio per un braccio, uno in macchina a motore acceso, uno che fa il palo e l'ultimo che morde.

giovedì 21 novembre 2013

Le grandi inchieste del Corriere















Ecco l'articolo pubblicato in home page dal Corriere.it, cronaca di Milano. L'unica nota positiva è che il 57% dei lettori è indignato, si spera per la scelta della notizia.

martedì 19 novembre 2013

Sono figo e lo dimostro















La Stampa si bea del "prestigiosissimo" European Newspaper Award, ovviamente non pervenuto su nessun altro quotidiano italiano.

venerdì 8 novembre 2013

Per un pugno di copie (digitali)




Che soddisfazione deve essere per Il Sole 24 Ore, confermarsi il primo quotidiano digitale. Lo leggo sul Sole. Ma, aspetta, sul Corriere c'è scritto che è proprio il Corriere ad essere il giornale più venduto, sia su carta che online. E Repubblica? Anche a settembre prima nelle vendite! Chi lo dice? Repubblica, ovviamente. Ma la fonte qual è? I dati Ads.
Perché risultati così diversi? Che domande, vanno interpretati....

mercoledì 30 ottobre 2013

La lettera a Letta

Sembra uno scioglilingua, ed infatti c'è chi è incappato nell'errore. Su Libero, ecco che il Presidente del Consiglio Enrico Letta diventa (per un giorno) Enrico Lettera. Di dimissioni?


mercoledì 23 ottobre 2013

"I ham", ovvero quando le polemiche offuscano un claim geniale

Certo, i media online amplificano un po' la notizia, definendola "manifesto choc" ed in effetti del cattivo gusto c'è, ma si è visto di peggio. Parlo della pubblicità che sta suscitando polemiche a Capri che ritrae un corpo femminile disteso a pancia in giù con due fette di prosciutto sul sedere. Mercificazione del corpo femminile si dirà, ed è senz'altro vero.

Lo spot allunga la scia di analoghi ed infelici precedenti: ricordo di quando a Napoli, nello scorso marzo, apparvero cartelloni raffiguranti una donna distesa sul letto, apparentemente senza vita, per pubblicizzare una marca di strofinacci per la casa .

Ma mentre ormai monta la protesta, soprattutto in rete, e si rimarca il fatto che il Comune di Capri non abbia un assessorato alla Pari Opportunità, mi vorrei soffermare sul claim che accompagna lo spot: "I ham", geniale per promuovere una marca di prosciutti.

Senz'altro più efficace se al posto del sedere ci fosse stato un viso che addenta soddisfatto una fetta di prosciutto, ma non si può azzeccare sempre tutto.

sabato 19 ottobre 2013

Quel difficile mestiere del titolista

...che poi in fondo, se fosse vero, sarebbe senza dubbio un titolo da prima pagina 

martedì 15 ottobre 2013

Pubblicità in TV, lo spread con il quale le aziende fanno i conti

In tempi di crisi, non tutte le aziende possono permettersi di acquistare spazi pubblicitari, specialmente sul mezzo che raggiunge più facilmente e in maniera immediata la fascia più larga di persone: la TV. Potremmo chiamarlo “spread” o “digital divide”, ma la sostanza non cambia: c’è chi può e chi non può. O chi può un po’ meno. Recentemente, il quotidiano Italia Oggi ha pubblicato  listini commerciali delle principali concessionarie del mercato della pubblicità televisiva italiana, da Rai Pubblicità (ex Sipra) a Publitalia (Mediaset), a Sky Pubblicità sino a Cairo Communication.

Secondo l’articolo lo spot più costoso è il nuovo format All21 creato da Mediaset per la prossima stagione: dal 23 settembre alle ore 21 andranno in onda in contemporanea su Canale 5, Italia 1, Rete 4, La5, Mediaset extra, Iris e Top Crime 30 secondi di pubblicità a reti unificate per la modica cifra tra i 164 e i 170 mila euro. Pianificare pubblicità nello show di Gianni Morandi, su Canale 5, comporterà, invece, un investimento di oltre 110 mila euro a spot. E pure Ballando, su Rai 1, avrà tariffe piuttosto importanti, con 92 mila euro per 30 secondi di advertising. Per risparmiare invece tocca rivolgersi alle piccole tv: un commercial di mezzo minuto su Nat Geo adventure, nella fascia oraria 19-24, costa appena 125 euro, e su Rock tv ancora meno: 90 euro.

Insomma, dai listini commerciali delle concessionarie di Rai, Mediaset, La7 e Sky si intuiscono meglio, tradotti in euro sonanti, tanti ragionamenti un po’ fumosi su audience e qualità del target. Nel Tg1 delle ore 20, per esempio, trenta secondi di pubblicità valgono tra i 62 mila e gli 83 mila euro, mentre al Tg2 delle 20,30 i prezzi si dimezzano: dai 23 ai 30 mila euro. PerRai 3, invece, i programmi più preziosi sono Che tempo che fa e Ballarò. Che condividono il listino tra i 62 mila e i 72 mila euro a spot. Più sotto Report (56-66 mila) e Chi l’ha visto (tra i 49 e i 58 mila euro).

Apprezzato il Tg5 delle 20, su Canale 5, con un listino da 68- 90.600 euro a spot. Ci sono poi gli investimenti sicuri di Striscia la notizia (79.500-82.600 euro per trenta secondi di pubblicità) o di Italia’s got talent (83- 100.900 euro). Su Italia 1 Le Iene riescono a spuntare fino a 48 mila euro per spot, mentre su Rete 4 è la serie The Mentalist a essere valutata fino a 21 mila euro a spot, davanti a Quarto Grado (20.600) e Quinta colonna (12.800). Publitalia, peraltro, prevede uno sconto del 10% sulle tariffe dal 1° al 7 settembre.

Cairo Communication non ha ancora pubblicato i listini per l’autunno di La7, e per l’estate offre ilprime time a oltre 33 mila euro, i talk post tg a oltre 50 mila euro, fino ai 7.600 euro a spot all’interno di Omnibus mattina. Va detto, peraltro, che su questi prezzi sono previsti fortissimi sconti: del 20% fi no al 20 luglio, del 40% fino al 3 agosto, del 60% fino al 17 agosto, del 30% fino al 24 agosto, e del 10% fino al 31 agosto.

La concessionaria Sky Pubblicità pubblica ancora le vecchie tariffe, scadute lo scorso 30 marzo. Ma nei listini successivi i prezzi non saranno variati molto. Nella fascia oraria 19-24, quella più preziosa, il canale più costoso è Sky Cinema 1: oltre 13 mila euro per uno spot da trenta secondiFox Crime raggiunge quasi i 10 mila euro a spot, e SkyTg24 quasi i 4 mila.


Esperti del settore assicurano però che la crisi non vale solo per chi compra, e che dalle concessionarie di pubblicità è possibile ottenere sconti che possono arrivare anche al 70-75% della cifra iniziale.
Se comunque non si dispone di un abile negoziatore con un buon portafoglio contatti e si ha un budget piuttosto ristretto, è sempre possibile pianificare spot di 30 secondi ciascuno sulla prestigiosa Sky Arte, al prezzo di soli 580 euro.

martedì 3 settembre 2013

Quando i rottami vanno dal rottamatore. Il rischio? Un partito-discarica


Quando hanno capito che anche cambiando le regole avrebbero perso comunque, i dirigenti del Pd hanno fatto l'unica cosa possibile per non venire travolti dal ciclone Renzi: lo hanno appoggiato.
Con un trasformismo degno di De Petris, Franceschini, Fioroni - persino D'Alema - si sono sperticati nel tessere le lodi del Sindaco di Firenze, uno che fino a qualche anno fa più che il Sindaco, sembrava il Mostro, di Firenze. Tanto per capire la dimensione della giravolta, pubblico qualche dichiarazione degli interessati, pre e post conversione: Franceschini (Maggio 2012):  "'Nel Pd ci sono troppi galli, convinti che il sole sorga solo quando cantano loro. Matteo è un giovane effervescente con delle qualità. Ma non ho capito, francamente, su che linea si candidi a guidare l'Italia, se non su un dato anagrafico di giovinezza tra virgolette. Mi pare un po' pochino.... Per governare serve una personalità che abbia la forza di confrontarsi, al posto di Monti, con la Merkel, con Hollande, con i problemi europei''.
A settembre dello stesso anno continuava sulle stessa linea: "La candidatura di Renzi alle primarie è un fattore di arricchimento, io però voto Bersani perché si tratta di scegliere non il segretario del Pd ma il premier che prenderà il posto di Mario Monti, la figura che che dovrà continuare a convincere le borse e il mercato internazionale''.
Ora: “quando in squadra ci sono dei talenti, i talenti vanno utilizzati. E Matteo è un talento”.
Fioroni (Settembre 2012): "Renzi fa bene il sindaco di Firenze e, secondo me, se lo continua a fare meglio e se aggiusta il traffico cittadino è una buona cosa''
Dopo l'illuminazione: "Conosco Matteo da quando era segretario della Margherita e presidente della provincia, lo ritenevo un giovane di grande valore già allora, e i fatti mi hanno dato ragione". 

Aspettando fiduciosi che gli altri Pd di area Dem si accodino a cotanta prova di coerenza, ci domandiamo se Renzi sia consapevole che coloro i quali ora lo osannano sono proprio quei “rottami” che il Sindaco di Firenze si proponeva di voler seppellire una volta per tutte.  Evviva il riciclo.

domenica 11 agosto 2013

Relazioni pubbliche e Vaticano, il tweet logora chi lo fa


I fondamentali del mestiere di chi si occupa di relazioni pubbliche imporrebbero di conoscere bene i propri strumenti del mestiere. Non si tratta di una richiesta esosa, é un po' come pretendere che Cristiano Ronaldo sia bravo a tirare i calci d'angolo (si badi bene - i calci d'angolo - non le punizioni). 
Detto questo, ha del clamoroso il comportamento di Francesca Chaoqui: trentenne, "astro nascente" delle relazioni pubbliche, ai vertici per anni della società di consulenza Ernst&Young. 
Per gli innegabili meriti, è stata chiamata a far parte della Commissione voluta da Papa Francesco per far luce sulle ombre delle IOR. Peccato che qualche tempo prima avesse espresso giudizi non proprio lusinghieri - attraverso il suo account Twitter - proprio sullo IOR, non lesinando giudizi negativi e sprezzanti sul Cardinal Bertone e l'ex Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. 
Risultato? Profilo rimosso ma tweet sempre disponibili sul web poiché la Rete non restituisce nulla all'oblio (questo il concetto da tenere sempre a mente), al contrario di come avviene con certi peccatucci commessi all'ombra del Cupolone. 

giovedì 8 agosto 2013

Bezos-Washington Post, quando le vie del lobbying sono infinite

Guardando all’ultimo acquisto di Bezos, tycoon fondatore di Amazon, mi è venuto spontaneo chiedermi: perché un “nativo digitale”, uno che ha contribuito al superamento tuttora in atto della carta stampata a favore del digitale, torna sui suoi passi e compra il glorioso Washington Post, che sulle sue colonne ha ospitato uno dei più famosi e “romantici” scoop della storia del giornalismo?


Bezos non ha un’esperienza diretta nel giornalismo, ha comprato la testata per una cifra tutto sommato modesta (250 milioni di dollari) e non è attivo in politica. Almeno per ora. 

Nel recente passato ha elargito finanziamenti sia ai democrat per il sostegno ai matrimoni gay che ai conservatori per l’abbassamento della pressione fiscale. Uno stratega trans-oceanico dunque. Da noi un probabile cerchiobottista.

Subito dopo l’acquisto ha scritto ai dipendenti, per tranquillizzarli: “ I valori del Post non dovranno cambiare, continueremo a seguire la verità dovunque porti e lavoreremo sodo per non fare errori".
Il bello è che ora si è scatenato il prossimo toto-acquisto. Chi sarà il prossimo? Birkin&Page “regaleranno” a Google un souvenir cartaceo, o lo farà prima la Apple? O perché no Zuckerberg?
Quello che sembra chiaro, almeno in un primo momento, è che le vie del lobbying non hanno fine. Anche se bistrattati, antichi, costosi, i quotidiani restano ancora oggi il mezzo più potente (oltre alla tv) sul quale si mandano messaggi ai politici, si “guidano” opinioni, si formano critiche. Forse si tratta solo di un esperimento di compenetrazione analogico-digitale fatto da un magnate annoiato che ha voluto provare il brivido di essere un editore e che ha deciso di partire dalle basi per capire i trend futuri.

O forse no, ma solo il futuro orientamento del Post potrà svelare (almeno una parte) della strategia.