Secondo i calcoli di Philip Meyer, studioso dell'editoria
americana, l'ultima sgualcita copia su carta del "New York Times"
sarà acquistata nel 2043. La crisi di vendite che affligge i quotidiani da una
ventina d'anni lascia pensare che la previsione sia realistica, se non
addirittura ottimistica. Ma di chi è la colpa (ammesso che un colpevole ci
sia?). Editori e giornalisti tendono ad attribuirsela reciprocamente. Ma il vero
nemico dei giornali cartacei, quello che li sta inesorabilmente condannando a morte, è
la tecnologia. Il tempo a disposizione della gente è diminuito, e ognuno di noi
ha ormai la possibilità di essere informato quando vuole, dove vuole e sui temi
che preferisce senza dovere per forza ricorrere alla lettura di un giornale. I
tempi dunque sembrano essere inconciliabili, se si pensa che per leggere
interamente una copia del NYT ci vogliono 24 ore.
In questo quadro catastrofico però, c’è una buona notizia: al
New York Times crescono i profitti, proprio grazie al digitale. Gli abbonamenti
online del più prestigioso quotidiano mondiale sono cresciuti del 40% nel
secondo trimestre 2013, toccando quota 738 mila (699 mila unità per Nyt e
International Herald Tribune e 39 mila per Boston Globe). Un risultato che per
l'amministratore delegato Mark Thompson "riflette la continua evoluzione
delle iniziative digitali, l’attenzione alla gestione dei costi e il moderato
calo delle entrate pubblicitarie”.
Tanto buona l’intuizione, che si replica immediatamente
anche oltre oceano, nel Vecchio Continente.
Oggi, infatti, debutta la versione online del The Sun a pagamento. Per
gli utenti ‘Sun+’, la nuova piattaforma digitale costerà due sterline a
settimana. Una rivoluzione, in tutti i sensi. Preludio del declino inesorabile
del giornale cartaceo? Troppo presto per dirlo, anche se appare certo già da
adesso che – su carta o in digitale – l’informazione (forse quella di migliore
qualità) sopravviverà.